Musei Vaticani a Roma

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Musei Vaticani a Roma

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Musei Vaticani a Roma

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Musei Vaticani a Roma

Musei Vaticani a Roma sono il museo più grande del mondo. Per raggiungere i Musei Vaticani a Roma scendete alla fermata Ottaviano della Metro A e percorrete via Ottaviano girando a destra su via Germanico, che subito diventa Viale Vaticano.

In alternativa, da Piazza San Pietro camminate per 10 minuti seguendo il percorso delle Mura Vaticane fino a raggiungere l’ingresso dei Musei Vaticani a Roma; oppure prendete il minibus di fronte all’ufficio di informazioni turistiche, che parte ogni 30 minuti fino alle ore 14.00.

I Musei Vaticani a Roma osservano il seguente orario: lunedì-sabato 8.45 – 13.45; a Pasqua, Luglio, Agosto e Settembre lunedì-sabato 8.45 – 16.45.

Ingresso ai Musei Vaticani a Roma consentito fino a 45 minuti prima dell’orario di chiusura del museo. Chiusi la domenica, esclusa l’ultima domenica del mese (in inverno 8.45 – 13.45, in estate 8.45 – 16.45) in cui l’ingresso è gratuito, e i Musei Vaticani a Roma sono assaliti dai Romani; 12 musei, circa 7 chilometri di gallerie, la Cappella Sistina, le Stanze di Raffaello e l’Appartamento Borgia.

Sfortunatamente i Musei Vaticani a Roma sono spesso affollati ed è difficile procedere agilmente attraverso l’intero percorso, quindi per visitarlo interamente non basterebbe una vita intera.

Tuttavia, il Papa assicura che i Musei Vaticani a Roma siano gestiti meglio di qualsiasi altro museo gestito dallo Stato Italiano e recentemente i Musei Vaticani a Roma sono stati anche premiati per le loro strutture dedicate ai disabili: sono disponibili due percorsi speciali per persone su sedia a rotelle; basta chiedere alle guardie all’ingresso dei Musei Vaticani a Roma e organizzeranno tutto.

Un’imponente doppia scalinata a spirale (1932, di Giuseppe Momo) porta su alle gallerie dei Musei Vaticani a Roma e al principale luogo di passaggio dei Musei Vaticani a Roma, l’Atrio dei Quattro Cancelli, da cui si accede al Cortile del Belvedere, racchiuso tra due lunghe gallerie. Progettato dal Bramante per Giulio II come auditorium all’aperto, il cortile da allora è stato suddiviso. La sezione che si può vedere attualmente è quella del Cortile della Pigna vicino al Braccio Nuovo (che prende il nome dalla grande pigna in bronzo, in origine parte della fontana presso il Tempio di Iside, e successivamente situata nel Portico di San Pietro).

Per accedere alla meravigliosa collezione di statue antiche bisogna passare prima attraverso il Museo Egizio.

Fondato da Gregorio XVI negli anni ‘30 dell’Ottocento è ospitato in solenni sale egizie dove si possono ammirare mummie, sarcofagi, statuette, statue monumentali di dei e faraoni (il busto in pietra arenaria di Mentuhotep II nella sala a emiciclo di fronte al Cortile della Pigna è una delle più preziose e più antiche del museo, 2040 a.C. circa).

Fanno parte della collezione nei Musei Vaticani a Roma anche alcune bizzarre divinità egizie come il Babuino del dio Thot col mento sulle ginocchia e dallo sguardo spavaldo, e la panciuta divinità Bes dalla testa mostruosa.

La maggior parte dei visitatori dei Musei Vaticani a Roma attraversa la Sala III senza accorgersi che vi sono esposte imitazioni romane di arte egiziana, per lo più realizzate per Villa di Adriano a Tivoli, che vale la pena ammirare da vicino, come le piccole divinità con testa di lupo e una statua del suo amato Antinoo, rappresentato come Osiride.

La Galleria Chiaramonti nei Musei Vaticani a Roma si trova alla fine della scalinata subito dopo il Museo Egizio: questa lunga galleria senza via d’uscita, inaugurata da Pio VII e allestita da Canova, ospita un infinità di busti, rilievi, statuegreche e romane originali e copie romane.

Occupa la metà della galleria orientale del Bramante, e se andate di fretta o se non siete propriamente studiosi di arte antica, potete benissimo saltarla. Altrimenti, vale la pena farci un salto per farsi ipnotizzare dalle tante statue, come il busto greco del V secolo a.C. di Atena che angoscia col suo sguardo tagliente in avorio e pietre semi-preziose: lei saprà che in realtà state cercando l’Apollo Belvedere, ma vi consigliamo di fermarvi altri dieci minuti a visitare il Braccio Nuovo, costruito nel 1822.

Il primo pezzo è il sarcofago etrusco del III secolo a.C. di Lucio Cornelio Scipione, della Tomba degli Scipioni; il secondo, una meravigliosa copia romana di Lisippo del IV secolo dell’Apoxyòmenos, l’affaticato atleta intento a togliersi l’olio di dosso dopo una partita.

Proseguendo per i Musei Vaticani a Roma si raggiunge il Cortile Ottagonale del Belvedere, a cui l’Apollo in marmo deve il suo nome: si tratta di una copia in bronzo della statua del II secolo dello scultore Leocares, un tempo situata nell’AgoràAteniese, e rappresenta il giovane dio, a lungo considerato emblema di bellezza maschile, intento ad osservare la freccia appena scoccata.

In senso orario, segue un bassorilievo originale dell’Ara Pacis di Augusto, e più in là, il celebre Laocoonte, scoperto nel 1506 nei pressi della Domus Aurea di Nerone.

La Galleria delle Statue e la Sala dei Busti (spesso chiusa) nel museo, comprendono ritratti di Caracalla, Bruto (292), Giulio Cesare, Augusto da giovane, il bell’Antinoo (357) e il Giove Verospi ritratto seduto.

Tornando indietro nei Musei Vaticani a Roma c’è la Galleria delle Statue dove si trova il Gabinetto delle Maschere, chiamato così per i mosaici colorati provenienti da Villa Adriana che raffigurano maschere teatrali.

Dalla Sala degli Animali si raggiunge la grande Sala delle Muse di forma ottagonale, con copie romane del IV secolo a.C. delle muse greche, Apollo, filosofi e scrittori greci (Omero, Socrate, Platone, Euripide, etc.); la sezione successiva del muso è la Sala della Rotonda, una copia neoclassica del Pantheon, costruita intorno ad un enorme tazza di porfido proveniente dalla Domus Aurea.

Musei Vaticani a Roma – Stanze di Raffaello

Tornate indietro oltre la scalinata dei Musei Vaticani a Roma e cominciate la discesa attraverso la Galleria del Bramante verso gli antichi Appartamenti Pontifici e la Cappella Sistina.

Le gallerie, che i papi decorarono in stili diversi, partono dalla Galleria dei Candelabri, che prende nome dai monumentali candelabri marmorei che abbinati a colonne in marmo colorato delimitano le sei sezioni espositive con magnifici sarcofagi decorati con bassorilievi.

La sezione successiva dei Musei Vaticani a Roma, la Galleria degli Arazzi, espone capolavori del XVI secolo eseguiti su lavori degli allievi di Raffaello della “Scuola Nuova”. Segue l’altrettanto lunga Galleria delle Carte Geografiche, con i colorati affreschi cinquecenteschi che raffigurano le regioni e le città d’Italia e i territori pontifici realizzati da un monaco domenicano e dal cartografo Ignazio Danti, su commissione di Papa Gregorio XIII, meglio conosciuto per la sua riforma del calendario giuliano.

L’ultima sezione del lungo corridoio dei Musei Vaticani a Roma è la Galleria di San Pio V, con arazzi del Quattrocento di manifattura fiamminga di Tournai, tra cui un’Ultima Cena rappresentata come un banchetto rinascimentale; la Sala Sobieski, con un dipinto del re polacco che venne in aiuto della capitale austriaca sotto assedio turco nel 1683; e infine, la Sala dell’Immacolata.

Oltre, vi sono le celebri Stanze di Raffaello.

Queste celebri stanze furono costruite da Niccolò V come appartamenti privati e originariamente furono affrescate da Piero della Francesca, Andrea del Castagno e Benedetto Bonfigli; quando Giulio II fu eletto, ingaggiò Signorelli,Sodoma, Lorenzo Lotto, Perugino, e Peruzzi per completare le decorazioni.

Tuttavia questo unico tesoro di arte rinascimentale fu completamente distrutto, quando Giulio fu colpito dal ventiseienne Raffaello – come se non fosse rimasto abbastanza spazio da affrescare! Ma il papa desiderava i più innovativi decori per i suoi appartamenti, in questo modo il grande artista del Rinascimento fu costretto a realizzare alcuni dei suoi più grandi capolavori.

Per quanto fosse affetto da un estremo egocentrismo, Giulio II era dotato di quel misto di prepotenza, gentilezza e di capacità persuasive che era necessario per ottenere il meglio dai suoi artisti.

Raffaello cominciò a lavorare alle Stanze nel 1508 e le lasciò incompiute quando morì nel 1520.

Comunque, se si è disposti a spostarsi da una parte all’altra per vederle nell’ordine in cui vennero dipinte, queste quattro stanze permettono di notare i progressi dell’artista negli anni.

Il percorso ufficiale dei Musei Vaticani a Roma inizia con la Stanza di Costantino, prosegue attraverso la Stanza di Eliodoro e la Stanza della Segnatura fino alla Stanza dell’Incendio. Vi consigliamo di procedere dalla Stanza della Segnatura (dove il Papa firmava i documenti ufficiali) che contiene la massima espressione dell’Alto Rinascimento e i suoi affreschi più celebri.

Si tratta delle prime opere realizzate interamente per mano di Raffaello per Giulio II (1508-11). Sulla parete più lunga, il primo affresco, la Disputa del Sacramento che glorifica il trionfo della verità della religione, e in cui sono magistralmente raffigurate due parti: il Paradiso con una trinità del Padre, il Figlio e la Vergine accompagnati da Giovanni Battista, e un folto gruppo di figure del Vecchio e Nuovo Testamento (questi ultimi con aureola).

Nella parte inferiore è rappresentata la Chiesa militante raggruppata intorno ad un altare con al centro l’ostensorio con l’ostia: vi si notano Dottori della Chiesa, pontefici, vescovi e fedeli, tra cui all’estrema sinistra Fra Angelico, e a destra Dante (con la corona d’alloro), e l’eretico Savonarola col cappuccio scuro.

Sul lato opposto si trova la magnifica Scuola d’Atene, o il trionfo della verità filosofica, un dipinto che è divenuto il simbolo del Rinascimento stesso.

Ambientata in un immaginario edificio classico, ispirato al progetto del Bramante, mentore dell’artista, e alle Terme di Diocleziano, l’affresco rappresenta i più grandi filosofi e dotti, divisi fra due sezioni delimitate dalle figure centrali di Platone, con in mano il Timeo (raffigurato probabilmente con le sembianze di Leonardo Da Vinci, anche se in realtà la sua concezione della natura fosse più aristotelica) e Aristotele, che tiene in mano la sua Etica.

Sul lato di Platono si riconoscono Socrate, riconoscibile dal naso camuso, intento a discutere con Alcibiade, in armatura, e posto a fianco a Senofonte.

Sull’estrema sinistra, posto di profilo e con la barba si trova Zenone, vicino ad Epicuro con una corona di viti; di fronte seduto si può notare Pitagora, intento a scrivere la sua scala armonica con Averroè, in turbante, ed Empedocle con lo osservano.

Giulio II fece aggiungere il suo giovane ostaggio, Federico Gonzaga, seduto dietro ad Averroè, e suo nipote, Francesco Maria della Rovere, il biondo giovane in bianco.

Non si è certi dell’identità della prominente figura col piede su un blocco di marmo; ma la figura seduta a destra è Eraclito, il grande pessimista, che non era presente nello studio originale e fu aggiunto da Raffaello quando fu rimossa una parte dell’impalcatura della Cappella Sistina: egli rimase talmente colpito dall’opera di Michelangelo da volergli rendere omaggio dando ad Eraclito le sue sembianze.

Sul lato di Aristotele si nota Diogene il cinico comodamente sdraiato sui gradini, mentre di fronte si nota Euclide, coi tratti del Bramante, intento a fare lezione ai suoi allievi; a destra, incoronato (all’epoca ancora confuso con un faraone della dinastia dei Tolomei) e con in mano la sfera terrestre, vi è Tolomeo di spalle, di fronte a Zoroastro, con la sfera celeste.

All’estrema destra si possono ammirare lo stesso Raffaello e Sodoma con copricapo.

Al di sopra della finestra vi è il Parnaso, dedicato alla Bellezza, con Apollo che suona il violino per le Muse e i poeti, tra cui spiccano a sinistra Omero, Dante, Virgilio, e Saffo, e a destra Ovidio e Boccaccio, e seduti Orazio e Pindaro.

Di fronte sono rappresentate le virtù del Coraggio, della Temperanza e della Prudenza di Raffaello, e più in basso la Legge canonica con Triboniano che consegna le Pendette a Giustiniano di Perin del Vaga, che mise mano anche al Gregorio IX che approva le Decretali.

Nei Musei Vaticani a Roma segue la Stanza di Eliodoro, dipinta da Raffaello nel 1512-14 con soggetti scelti da Giulio II.

Qui i temi sono più drammatici e spettacolari, più ricchi di colori: la meravigliosa Liberazione di San Pietro, ambientata di notte, raffigura l’angeloin prigione, che libera San Pietro dalle catene e lo conduce alla fuga.

Sulla parete principale si trova la Cacciata di Eliodoro dal Tempio, a cui la stanza deve il suo nome: l’avvenimento si riferisce alle battaglie di Giulio II per espellere le dominazioni straniere dagli Stati Pontifici.

La Messa di Bolsena, sopra la finestra, rappresenta il miracolo del 1263, quando un sacerdote che dubitava sulla veridicità della transustazione celebrò messa e trovò l’ostia insanguinata; sulla destra vi è un ritratto di Giulio II in ginocchio.

Il quarto affresco, l’Incontro di Leone Magno con Attila, fu realizzato per lo più ad opera degli assistenti di Raffaello, i quali dovettero cambiare il volto di San Leone da quello di Giulio II con quello di Leone X, quando questi fu eletto.

Leone X era già stato ritratto tra i cardinali, quindi lo stesso volto paffuto appare due volte, quanto basterebbe per rovinare un qualsiasi dipinto.

Adesso dirigetevi alla Stanza dell’Incendio (la sala da pranzo pontificia).

Leone X durante il suo pontificato (1514-17) scelse come tema della stanza il grande incendio di Borgo dell’ 847, miracolosamente fermato dal santo padre Leone IV facendo il segno della croce.

Il progetto della stanza è di Raffaello ma la realizzazione fu affidata quasi interamente ai suoi allievi, e mostra la sua tendenza in direzione del Manierismo: grandi gesti, maggiore enfasi sul corpo umano come mezzo espressivo, spesso ritratto in pose difficili, e l’utilizzo di colori più violenti. Leone IV presenta i tratti paffuti di Leone X; l’affresco allude al ruolo pacificatore del pontefice, ed alla sua attività per spegnere i conflitti tra le potenze cristiane in Italia.

Gli altri affreschi della stanza nei Musei Vaticani a Roma raffigurano Leone X nel ruolo di Leone III in occasione di Carlomagno e LeoneIV nella Vittoria sui Saraceni, entrambi riferibili ad eventi della vita di Leone X.

La volta, realizzata dal maestro di Raffaello, il Perugino, è l’unico affresco originale sopravvissuto.

L’ultima stanza nei Musei Vaticani a Roma, la Stanza di Costantino, fu affrescata successivamente alla morte di Raffaello da GiulioRomano e altri allievi; solo la Vittoria di Costantinosu Massenzio fu realizzata seguendo gli schizzi del maestro.

Oltre questa stanza vi sono le Logge di Raffaello (attualmente accessibili tramite permesso solo a studiosi) cheRaffaello costruì dopo la morte del Bramante, decorandole con scene del Vecchio Testamento (per questo la Bibbia di Raffaello, in contrasto con la Cappella Sistina, la Bibbia di Michelangelo). Realizzate dai suoi allievi, tra cui soprattutto Giovanni da Udine, le logge sono particolarmente interessanti per le loro grottesche, per la cui realizzazione Raffaello si ispirò alla Domus Aurea di Nerone.

Nei Musei Vaticani a Roma oltre la Stanza di Costantino vi è la Sala dei Palafrenieri (meglio conosciuta come Sala dei Chiaroscuri, per i suoi affreschi monocromi) con una meravigliosa volta con intagli e dorature in cui si vedono emblemi medicei, e oltre questa, la piccola Cappella Niccolina, da Niccolò V, che visse in un epoca precedente, più semplice e più devota.

Fu sigillata e dimenticata finchè, contando le finestre del Palazzo Vaticano, si notò che ce n’era una in più; all’interno vi sono affreschi dai colori pastello ad opera di Fra Angelico, sulla vita di Santo Stefano (in alto) e di San Lorenzo (in basso).

Dai Musei Vaticani a Roma tornate indietro verso la Stanza dell’lncendio, dove una porta dà accesso alla Cappella di Urbano VIII, suntuosamente decorata da Pietro da Cortona; una scala porta all’Appartamento Borgia e alla Galleriad’Arte Religiosa Moderna.

Fine del tou Musei Vaticani a Roma.

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