Monte Sacro

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Monte Sacro

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Monte Sacro

Monte Sacro

Monte Sacro è il nome del sedicesimo quartiere di Roma, indicato con Q. XVI. Prende il nome dall’omonimo monte che in realtà è una collina alta all’incirca 50 metri che nasce sulla riva del fiume Aniene poco prima che confluisca nel Tevere. Il quartiere confina, a nord con le zone Val Melaina e Casal Boccone, a est con il quartiere Monte Sacro Alto a sud con i quartieri Pietralata e Nomentano, a ovest con il quartiere Trieste.

Circoscrizione Municipio Roma III
Superficie 4,1991 km²
Abitanti 62 599 ab.[1] (2010)
Densità 14 907,72 ab./km²

 

Storia

 

Il territorio del quartiere è venne abitato fin da epoca antichissima, ne sono conferma i ritrovamenti di due crani del così detto Uomo di Sacco pastore assieme a strumenti litici di fattura musteriana risalenti circa 120.000 anni fa.

Con l’avvento di Roma, la leggenda vuole, che sul Monte Sacro si recassero gli àuguri per effettuarvi i loro vaticini osservando il volo degli uccelli, da cui deriverebbe la sacralità del monte. Sempre sul Monte Sacro (o sull’Aventino) si ritirò la Plebe nel 494 a.C. e nel 448 a.C. in una vera e propria rivolta contro il Patriziato che portò all’istituzione dei tribuni della plebe, degli edili plebeie di una assemblea rappresentativa, il concilium plebis, che appunto eleggeva i tribuni e gli edili plebei; per ricordare l’evento fu edificata una grande Ara a Iuppiter Territor che accrebbe l’aura di sacralità del luogo. In quegli anni il territorio del quartiere, che si trovava ben lontano dalle mura cittadine, era al centro di vasti latifondi con villae patrizie e di liberti.

La caduta dell’Impero vide la sostituzione delle ville romane con i casali medievali e un generale spopolamento del territorio che restò comunque presidiato per motivi di difesa a causa della presenza del Ponte Nomentano, avamposto e punto di passaggio verso il nord del territorio laziale. Tradizione vuole che proprio sul Ponte Nomentano si siano incontrati nell’anno 800 Papa Leone III e Carlo Magno.

La lontananza dalle mura cittadine trasformò inoltre il territorio del quartiere e il Monte Sacro in un luogo di “scampagnate” fuori porta fin alla fine del 1800. E proprio durante una di questa scampagnate nel 1805 che Simón Bolívar, dopo aver appreso dal suo amico-mentore Simon Rodriguez che su quella collina i plebei romani si ribellarono per la prima volta alle vessazioni della classe aristocratica, decise di giurare per la liberazione dei popoli sudamericani.

Nel 1921 Roma aveva avuto la necessità di riorganizzare nuovamente il suo apparato topografico dotandosi di un nuovo Piano Regolatore, dato che il continuo dinamismo edilizio dei primi venti anni del secolo aveva condotto all’invasione di una notevole porzione del Suburbio e della zona a nord est dell’Agro Romano, ad opera, tra l’altro, del consorzio “Città giardino Aniene”.

Il territorio interessato, era quello che insisteva sulla collina di Monte Sacro. Qui l’architetto Gustavo Giovannoni progettò e realizzò, ponendosi per quegli anni indubbiamente all’avanguardia e fuori del Piano Regolatore di Roma, una “Città Giardino”, orientata alla tipizzazione della “garden city” d’oltremanica, composta da costruzioni con struttura “a villini” inseriti nel verde, e con servizi indipendenti: scuola, chiesa, ufficio postale, parco pubblico. Particolarmente interessante è la piazza Sempione, che fa da entrata scenografica al quartiere, e che presenta degli edifici realizzati da Gustavo Giovannoni e Innocenzo Sabbatini. All’epoca, quest’opera così urbanisticamente rivoluzionaria, fu duramente criticata, e solo a distanza di tempo si poté costatare che quella accusa era assolutamente immeritata.

Nel 1924 nasce il quartiere con il nome di Città Giardino-Aniene, per poi assumere la veste ufficiale di quartiere, con il nuovo nome Monte Sacro, nel 1951.

La Città giardino, comunque, nella sua impostazione originale, resistette meno di trent’anni: già negli anni cinquanta ebbero infatti inizio le sostituzioni, con l’abbattimento di numerosi villini per far posto a unità residenziali intensive. Agli inizi del 1953 fu inaugurato il cinema Teatro “Espero” (oggi Sala Bingo), in via Nomentana Nuova, davanti alla Pinetina, storico polmone verde del quartiere, che aveva, al di là del Ponte Vecchio, il suo naturale prosieguo con l’originale giardinetto di Monte Sacro. Contemporaneamente si sviluppavano anche le zone residenziali lungo via Conca d’Oro e a Saccopastore.

Nella seconda metà degli anni sessanta prese corpo il quartiere contiguo detto “Monte Sacro Alto”, noto anche come “Talenti”.

Da ricordare l’attiva partecipazione degli abitanti e degli studenti del quartiere alla Resistenza durante l’occupazione tedesca; uno di essi, Ferdinando Agnini, studente, fu tra le vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Il quartiere, e in particolar modo le zone di piazza Sempione e viale Jonio, fanno da sfondo a gran parte delle vicende del romanzo “Primavera di bellezza” di Beppe Fenoglio, ambientato proprio nel periodo della Resistenza.

Luoghi d’interesse

  • Ponte Nomentano
  • Fonte Acqua Sacra
  • Riserva naturale Valle dell’Aniene

Edifici di cult

Monte Sacro

  • Chiesa dei Santi Angeli Custodi, in piazza Sempione.
  • Chiesa del Santissimo Redentore a Val Melaina, in via del Gran Paradiso.
  • Chiesa di Santa Maria Assunta al Tufello, in via Capraia.
  • Chiesa di San Clemente, in via Val Santerno.
  • Chiesa di Gesù Bambino a Sacco Pastore, in via Campi Flegrei. Parrocchia eretta il 30 marzo 1957 con il decreto del cardinale vicario Clemente Micara.
  • Chiesa di Santa Gemma Galgani, in via Monte Meta.

 


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