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PAOLA DI BELLO HOMELESS’ HOME

MLAC
presenta la mostra
PAOLA DI BELLO HOMELESS’ HOME
A cura di Raffaella Perna
Inaugurazione 31 maggio 2016, ore 18.00
Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Sapienza Università di Roma
Piazzale Aldo Moro 5, Roma

La mostra al MLAC, organizzata in collaborazione con la Galleria Frittelli Arte Contemporanea di Firenze, propone una selezione di opere appartenenti alle serie Concrete Island e Rischiano pene molto severe, realizzate da Paola Di Bello tra la seconda metà degli anni Novanta e il 2001. In entrambe l’artista sceglie un’angolazione inconsueta nel fotografare oggetti e persone. Di Bello ruota l’obiettivo di 90 gradi e i soggetti passano dalla posizione orizzontale a quella verticale, generando un cambiamento nella percezione della realtà. In Concrete Island (1996/2001), in particolare, l’artista fotografa a grandezza naturale oggetti di scarto – sedie, tavoli, divani, lavandini ecc. –, che giacciono abbandonati sull’erba o sul ciglio della strada; attraverso la rotazione, gli oggetti tornano ad assumere la posizione che avevano prima di essere buttati via. Di Bello ricorre a una soluzione analoga anche nella serie Rischiano pene molto severe (1998/2001), in cui l’artista ritrae, per diversi mesi, le persone senza fissa dimora che dormono nelle stazioni ferroviarie e metropolitane di Milano: attraverso il cambio di angolazione e la stampa di grande formato (in scala 1:1) i soggetti assumono un aspetto monumentale. Nelle foto di Paola Di Bello la rotazione ha un duplice significato: da un lato, l’artista getta uno sguardo diverso sulle cose e sul mondo; ruotare l’obiettivo risponde infatti alla scelta di assumere un punto di vista inedito, in cui i confini tra realtà e finzione si fanno labili. Nel contempo, ruotare l’obiettivo per Di Bello è un gesto di cura, con il quale ella si fa carico della vulnerabilità di queste persone. La scelta di ritrarre soggetti marginali esprime, infatti, l’intenzione dell’artista di restituire loro visibilità e corpo. Paola Di Bello porta all’attenzione dell’osservatore immagini che raccontano storie di perdita, di assenza e di alienazione umana. Anche gli oggetti di Concrete Island, in fondo, hanno per tema gli esseri umani e le loro storie: su di essi sono impresse le tracce dell’usura e del trascorrere del tempo; si tratta di immagini melanconiche che evocano il passato e la morte. Di Bello, in queste opere, sembra far sue le riflessioni di Susan Sontag, secondo la quale scattare una fotografia significa partecipare “della mortalità” e “della mutabilità di un’altra persona (o di un’altra cosa)”. Queste foto, tuttavia, più che la nostalgia e il rimpianto, esprimono un desiderio di riscatto: l’urgenza di incidere sulla realtà attraverso un processo di trasformazione dello sguardo.

Apertura dal 31 maggio al 21 giugno
dal lunedì al sabato, ore 14.00-19.00

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